25/07/2006 - Psicologi educatori o??
Questo spazio nasce per interrogarsi sul nostro complicato mestiere, così a rischio di squalifica continua da parte del "sociale". Sarà capitato anche a voi, come dice la canzone, di fare l'educatore pur essendo psicologo. Che fare? e Come pensarsi? Nella pagina sull'assistenza psicologica territoriale abbiamo provato ad aprire uno scenario di senso, quì riporto alcune considerazioni, dopodichè la questione ai post-eri. "Quando uno psicologo fa l'educatore sul territorio (ma forse potremmo pensare anche ad altri contesti) cosa avviene? Come Dante nel V canto dell’inferno “Or incomincian le dolenti note a farmisi sentire” ascolta cioè la squalifica che il sociale sta operando nei confronti della categoria, deve insomma pensare solo all’affitto alla scuola di specializzazione alle rate del mutuo ecc.., o c’è dell’altro? Crediamo di sì a patto di limitare lacerazioni d contesti vitali compiendo lo sforzo continuo di pensarne la complessità. Assumendo che“[..]le persone vivono in ambientazioni umane ognuna delle quali ha codici di significazione peculiare e mutevoli nel tempo;- e che - ogni ambientazione è importante per il sentimento di identità e di comprensibilità della propria esperienza soggettiva[..].(C. Pontalti 2002) I Territori in cui lo psicologo/educatore si muove “[..] la famiglia, la scuola, il mondo del lavoro, la socialità amicale sono contemporaneamente ambienti psicologici, affettivi ed organizzazioni socio-antropologiche (Pontalti, 2001). Sono in sé campi gruppali ad alta pregnanza simbolica [..] sono – cioè - costituite da continui rimandi ed evocazioni di senso rispetto alla propria personale esperienza di senso sedimentata nella storia dello sviluppo. L’insieme di queste caratteristiche è da noi definito campo mentale (Pontalti et all., 1993). (ibidem) In tale ottica alla funzione educativa si accompagnano l’ osservare, il vivere ed il partecipare delle esperienze dei paziente in contesti altri , dall'ambulatorio o dalla comunità. Fare questo con un vertice "PSI" può fornire all'equipe curante informazioni assai preziose . Sembra lontana la preoccupazione della confusività dei ruoli, delle interpretazioni selvagge on-site, di chi detenga insomma il mandato di cura; lo psicologo che fa Assistenza territoriale si pone quindi come strumento per il paziente e per il curante , in un modo diverso, non per questo migliore o peggiore, dall’educatore più accorto o dall’infermiere più preparato. Non di necessità virtù, bensì una scelta di campo; lo psicologo è presente e si sforza di occuparsi del mentale laddove questo si trova, in questo specifico fuori dalla stanza di terapia, perso o da trovare agli incroci di strade quotidiane.
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